| L'apoteosi del divo Claudio |
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I codici medievali attribuiscono a Seneca il Ludus de morte Claudii,
unica satira menippea in lingua latina pervenutaci, caratterizzata
da mescolanza di prosa e versi. Nella tradizione moderna si è preferito
Apocolocyntosis, titolo originale e bizzarro trasmessoci unicamente
dallo storico Dione Cassio. Sul suo significato sono state date
le più varie interpretazioni: trasformazione in zucca, divinizzazione
di una zucca ovvero di uno zuccone.
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Il
libello si presenta come una feroce satira dell'imperatore Claudio
e della sua consecratio.
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L'imperatore Claudio dall'edizione dell'Apocolocyntosis
(Vercelli, 1787) curata da Francesco Eugenio Guasco. Biblioteca
Nazionale Centrale di Roma, 69.4.F.22.
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In
esso Seneca da un lato è mosso da un rancore tutto personale contro
l'imperatore che lo aveva mandato in esilio (41-49 d.C.), dall'altro,
nella sua funzione di precettore e consigliere di Nerone, manifesta
altissime aspettative nei confronti del nuovo imperatore e del suo
programma politico.
L' editio princeps della satira
fu stampata a Roma nel 1513. La prima edizione annotata fu curata
dall'umanista Beato Renano e pubblicata a Basilea nel 1515.
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Un
contributo originale al Ludus, realizzato da Libertus Fromondus,
apparve nella terza edizione lipsiana di Seneca del 1632 e nella quarta
del 1652.
Frontespizio
dell'edizione di Lipsio del 1652 delle opere filosofiche di
Seneca.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 14.21.R.1 |
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Nel
1787 fu stampata a Vercelli una pregevole edizione curata da F.
E. Guasco con ricco materiale numismatico ed epigrafico relativo
al rito romano di consacrazione degli imperatori.
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Fritillus, bossolo per dadi. Nell'Apocolocyntosis l'imperatore
Claudio viene condannato
a giocare a dadi con un bossolo bucato. Dall'edizione di Vercelli
del 1787.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 69.4.F.22
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Medaglie raffiguranti particolari del rito di consacrazione degli
imperatori romani
dall'edizione dell'Apocolocyntosis di Vercelli, 1787.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 69.4.F.22.
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Uscirono nel 1475 a Napoli, Roma, Parigi,
Strasburgo le prime quattro edizioni a stampa delle opere morali
di Seneca, ripetutamente imitate poi in altri centri (come a Venezia
nel 1492).
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Opus Senecae. Edizione in folio stampata
a Venezia intorno al 1492,
attribuita all'officina di Giovanni e Gregorio de Gregoriis.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 70.6.D.4.
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Il
XVI secolo è dominato dall'edizione di Erasmo da Rotterdam, che
rimase la più autorevole.
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Edizione di Erasmo del 1515 delle opere morali (Lucubrationes)
di Seneca. Esemplare censurato.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 14.4.Q.16.
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Adottato come maestro di morale, Seneca
incontrò pari favore presso studiosi protestanti (lo stesso Calvino)
e cattolici: il secolo si chiudeva con l'edizione di Muret uscita
nella Roma controriformista permissu superiorum (1585).
Edizione
delle opere di Seneca curata da Marc-Antoine Muret, fra i
massimi studiosi di Seneca del '500, uscita postuma a Roma
nel 1585.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 14.12.G.20. |
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Ma
furono i numerosi apocrifi, trattatelli e raccolte di sentenze
moraleggianti, costituiti in gran parte con massime tratte dai
suoi scritti che, pur rigettati dai dotti, godettero di una popolarità
immensa anche presso un pubblico di non specialisti.
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Incunabolo stampato a Lipsia del De quattuor
virtutibus cardinalibus, trattatello di Martino di Braga
attribuito a Seneca nel medio evo e nella prima età moderna.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 70.8.A.18.
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| Lipsio e le edizioni di Seneca
fra '600 e '700 |
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Lipsio e le edizioni di Seneca fra '600
e '700 L'umanista fiammingo Giusto Lipsio reintrodusse attraverso
Seneca una conoscenza critica e sistematica dell'intero stoicismo.
Ritratto
di Giusto Lipsio dall'edizione del 1615 delle opere filosofiche
di Seneca.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 6.8.O.6.
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Fu fondamentale la sua edizione (1605)
delle opere filosofiche di Seneca, preceduta dalla pubblicazione
di tre trattati di introduzione alla filosofia stoica e al pensiero
di Seneca.
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Senecae imago dalla prima edizione
di Lipsio del 1605 delle opere filosofiche di Seneca.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 6.8.O.6.
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L'ambizioso
progetto di Lipsio era quello di far comprendere Seneca, i cui scritti
incitavano e stimolavano al miglioramento di se stessi, non solo
ai dotti ma anche a quanti intendevano condurre una vita all'insegna
della saggezza e della morale.
L'edizione di Lipsio ottenne così larghi consensi che nel
corso della prima metà del '600 fu ristampata quattro volte
ad Anversa dall'Officina Plantiniana. A partire dalla seconda edizione
il Seneca di Lipsio fu arricchito dalle splendide illustrazioni
di Peter Paul Rubens.
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Seneca dall'edizione di Lipsio del 1615 delle opere filosofiche
di Seneca.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 6.12.O.27.
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Seneca morente dall'edizione di Lipsio del 1615 delle opere
filosofiche di Seneca.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 6.12.O.27.
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Della
nutrita schiera di iniziative editoriali successive un cospicuo
numero, più o meno dichiaratamente, si richiama a Lipsio e
alle superbe incisioni tratte dai disegni di Rubens.
La presenza di Seneca nel secolo dei
lumi è testimoniata dall'Essai sur la vie de Sénèque
di Diderot, che pone il problema del rapporto fra intellettuali
e potere in un regime di assolutismo politico.
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Le tragedie di L. A. Seneca, considerato
per tutto il Medioevo come filosofo morale e naturalista, furono
per la prima volta stampate in Italia nel 1478. Numerose altre
edizioni fecero seguito alla prima, così in Italia come negli
altri paesi europei, specialmente in Francia, Inghilterra e nell'area
culturale tedesca, olandese e fiamminga.
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Frontespizio dell'edizione di Leida delle Tragedie
(1651). Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 6.19.C.53.
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Tale
fortuna editoriale provocò, accanto ai primi tentativi di messa
in scena di alcune tragedie e ai primi scritti teorici sul genere
tragico, lo sviluppo della drammaturgia moderna che vide in Seneca
il suo vero padre.
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Infatti le dieci tragedie per la loro struttura in cinque atti
e quattro cori, per i loro temi, trame e modelli sanguinosi, influenzarono
tutto il teatro europeo del Cinquecento, del Seicento fino ai
primi anni del Settecento, quando un radicale mutamento del gusto
fece cadere nell'oblio Seneca e le sue tragedie.
| Frontespizio
dell'edizione di Granovius delle Tragedie (1662). Biblioteca
Nazionale Centrale di Roma, 1.35.B.12. |
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Tra i
tanti tragediografi debitori verso Seneca si ricordano particolarmente
Corneille e Racine in Francia; Mussato, Correr, Giraldi Cinzio,
Alfieri, Foscolo in Italia; i tragediografi inglesi dell'età
elisabettiana e lo stesso Shakespeare.
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Tutti
trovarono in Seneca e utilizzarono quei temi che attraversarono
tutta la scena tragica europea dell'età moderna; il tiranno
sanguinario, la vendetta e l'odio tra fratelli, le macabre e
realistiche descrizioni di massacri, l'apparizione dello spettro
e la catastrofe finale che aveva la funzione, col suo valore
di ammonizione morale, di provocare nello spettatore la purificazione
da ogni passione smodata.
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Frontespizio dell'edizione di Delft delle Tragedie (1728).
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 1.32.K.21
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Alcuni
temi e personaggi tragici senecani furono ripresi, dopo l'eclissi
del senechismo avvenuta nel Settecento e nell'ottocento, anche in
epoca contemporanea.
Nel 1909 G. D'Annunzio scrisse, sulle tracce
di Seneca, una Fedra. Nel 1927 T. S. Eliot curò una ristampa
delle dieci tragedie tradotte in inglese nel 1581, riconoscendo
l'indiscutibile influsso dell'opera drammatica senecana sulla nascita
del teatro elisabettiano. Nel 1935 venne rappresentata a Parigi
la tragedia Les Cenci di A. Artaud, potente innovatore del
teatro contemporaneo, che prese a modello il tiranno Atreo del Thyestes
per il crudele personaggio del conte Cenci.
In tempi a noi ancora più vicini, nonostante l'accesa polemica
sulla possibilità di rappresentare le tragedie di Seneca, da molti
considerate componimenti alla declamazione ed alla semplice lettura
in case private, il Thyestes fu messo in scena nel 1953
al Teatro Valle di Roma per la regia di V. Gasmann e L. Squarzina,
l'Oedipus all'Old Vic di Londra per la regia di P. Brook
nel 1967, la Medea a Parigi nel 1967 per la regia di J. L. Barrault
e la Fedra a Roma nel 1969 per la regia di L. Ronconi.
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Frontespizio
del manoscritto autografo della Fedra di Gabriele D'Annunzio.
Dal fondo dannunziano acquistato dalla Biblioteca Nazionale
Centrale di Roma nel 1997. Biblioteca Nazionale Centrale di
Roma, ARC.21.56/1 |
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Illustrazione di Alfredo De Carolis per la copertina della
Fedra di Gabriele D'Annunzio (1909). Biblioteca Nazionale
Centrale di Roma, ARC.21.36/1
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| Seneca negli antichi cataloghi
della BncR |
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Il
fondo Antichi Cataloghi della Biblioteca Nazionale di Roma
è un valido strumento per individuare e identificare, sulla base
di ex libris e antiche segnature ancora presenti sui volumi,
edizioni delle opere di Seneca possedute al momento della compilazione
degli stessi cataloghi dalle biblioteche di congregazioni e ordini
religiosi confluiti nei fondi della Biblioteca Nazionale in seguito
alla legge di soppressione delle corporazioni religiose ( 19 giugno
1873).
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Catalogo per materia della Bibliotheca Major del Collegio Romano
, vol. 15 dedicato ai Rhetores. Ms. cart. sec. XVIII. Biblioteca
Nazionale Centrale di Roma, Ant. Cat. 21/15.
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Particolarmente
significativi il catalogo per Autore e il catalogo per materia della
Biblioteca Major del Collegio Romano della Compagnia di Gesù, nella
cui sede si insediò la Biblioteca Nazionale nel 1876, il catalogo
per Autore della biblioteca di Santa Maria Maddalena dei Ministri
degli Infermi, i cataloghi delle biblioteche dell'Aracoeli e della
biblioteca Feliciana del collegio di S. Bonaventura ai SS. XII Apostoli
dei Francescani.
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Il
Collegio Romano dei Gesuiti di Roma da Il nuovo teatro delle
fabbriche et edifici, Roma, G. I. Rossi, 1665, l.I tav.4.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 18.2.F.17. |
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Catalogo
alfabetico per Autore della biblioteca del convento di S.
Maria Maddalena. Ms. cart. sec. XIX (1859). Biblioteca Nazionale
Centrale di Roma, Ant. Cat. 49/1-2. |
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Chiesa
di S. Maria Maddalena e convento dei PP. Ministri degli Infermi
, da G. Vasi, Delle magnificenze di Roma antica e moderna,
Roma 1676, l.VII tav. 138. Biblioteca Nazionale Centrale di
Roma, 18. 8. C.11/7. |
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