Lineamenti di una biografia
L'apoteosi del divo Claudio
Seneca morale
Lipsio e le edizioni di Seneca tra '600 e '700
La tragedie
Seneca negli antichi cataloghi della BncR






Lineamenti di una biografia
Seneca nacque in un anno imprecisato, collocabile tra l'8 e l'1 a.C. a Cordova. Il padre, omonimo del filosofo, si dedicò soprattutto allo studio della retorica.

Seneca, condotto a Roma per compiere gli studi, fu avviato alla retorica ma ben presto sentì il fascino della filosofia. Suoi maestri furono Attalo, esponente della "Nuova Stoa", il cinico Demetrio e Sozione, seguace del circolo neopitagorico dei Sestii. Intorno al 31 d.C. intraprese la strada della politica, ma divenuto inviso a Caligola (immagine 1a), nel 39 fu condannato a morte e si salvò solo per l'intercessione di una delle amanti dell'imperatore.


L'imperatore Caligola dall'edizione di Svetonio delle Vite degli imperatori del 1690
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 1.13.D.13-14.

Nel 41 fu esiliato in Corsica con l'accusa di adulterio con Giulia Livilla, sorella di Caligola. Entrato in seguito nelle grazie di Agrippina, moglie di Claudio, nel 49 ottenne la revoca del bando e l'incarico di educare il figlio dodicenne di Agrippina, Domizio Nerone, il futuro imperatore.



L'imperatore Nerone dall'edizione di Svetonio delle Vite degli imperatori del 1690
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 1.13.D.13-14.

A fianco del nuovo imperatore, assieme ad Agrippina e ad Afranio Burro, prefetto del pretorio, Seneca dispiegò un'azione politica positiva, riuscendo per i primi cinque anni del regno di Nerone (il cosiddetto 'quinquennio felice', dal 54 al 59) ad equilibrare i rapporti tra il principe e il senato.

Tuttavia nel 59 il fragilissimo equilibrio politico si ruppe definitivamente. L'anno precedente Nerone si era invaghito della bellissima Poppea Sabina al punto di meditare il divorzio da Ottavia, sua sorellastra e pupilla di sua madre, la quale, poiché si opponeva al nuovo legame del figlio, venne da lui stesso messa a morte. Morto anche Burro per sospetto avvelenamento, Seneca, ormai solo, nel 62 chiese di ritirarsi a vita privata. Nel 65 fu accusato da Nerone di aver preso parte alla congiura dei Pisoni e, costretto a uccidersi, morì con esemplare dignità e compostezza.

Nostre fonti principali per la biografia senecana, oltre alle stesse opere del filosofo, sono le opere di Tacito (in particolare gli Annales), Svetonio e Cassio Dione.




Antiporta dell'edizione di Svetonio delle Vite degli imperatori del 1690
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 1.13.D.13-14.





L'apoteosi del divo Claudio

I codici medievali attribuiscono a Seneca il Ludus de morte Claudii, unica satira menippea in lingua latina pervenutaci, caratterizzata da mescolanza di prosa e versi. Nella tradizione moderna si è preferito Apocolocyntosis, titolo originale e bizzarro trasmessoci unicamente dallo storico Dione Cassio. Sul suo significato sono state date le più varie interpretazioni: trasformazione in zucca, divinizzazione di una zucca ovvero di uno zuccone.

Il libello si presenta come una feroce satira dell'imperatore Claudio e della sua consecratio.


L'imperatore Claudio dall'edizione dell'Apocolocyntosis (Vercelli, 1787) curata da Francesco Eugenio Guasco. Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 69.4.F.22.

In esso Seneca da un lato è mosso da un rancore tutto personale contro l'imperatore che lo aveva mandato in esilio (41-49 d.C.), dall'altro, nella sua funzione di precettore e consigliere di Nerone, manifesta altissime aspettative nei confronti del nuovo imperatore e del suo programma politico.

L' editio princeps della satira fu stampata a Roma nel 1513. La prima edizione annotata fu curata dall'umanista Beato Renano e pubblicata a Basilea nel 1515.

Un contributo originale al Ludus, realizzato da Libertus Fromondus, apparve nella terza edizione lipsiana di Seneca del 1632 e nella quarta del 1652.




Frontespizio dell'edizione di Lipsio del 1652 delle opere filosofiche di Seneca.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 14.21.R.1

Nel 1787 fu stampata a Vercelli una pregevole edizione curata da F. E. Guasco con ricco materiale numismatico ed epigrafico relativo al rito romano di consacrazione degli imperatori.

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Fritillus, bossolo per dadi. Nell'Apocolocyntosis l'imperatore Claudio viene condannato
a giocare a dadi con un bossolo bucato. Dall'edizione di Vercelli del 1787.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 69.4.F.22



Medaglie raffiguranti particolari del rito di consacrazione degli imperatori romani
dall'edizione dell'Apocolocyntosis di Vercelli, 1787.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 69.4.F.22.





Seneca morale

Uscirono nel 1475 a Napoli, Roma, Parigi, Strasburgo le prime quattro edizioni a stampa delle opere morali di Seneca, ripetutamente imitate poi in altri centri (come a Venezia nel 1492).



Opus Senecae. Edizione in folio stampata a Venezia intorno al 1492,
attribuita all'officina di Giovanni e Gregorio de Gregoriis.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 70.6.D.4.

Il XVI secolo è dominato dall'edizione di Erasmo da Rotterdam, che rimase la più autorevole.

Edizione di Erasmo del 1515 delle opere morali (Lucubrationes) di Seneca. Esemplare censurato.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 14.4.Q.16.

Adottato come maestro di morale, Seneca incontrò pari favore presso studiosi protestanti (lo stesso Calvino) e cattolici: il secolo si chiudeva con l'edizione di Muret uscita nella Roma controriformista permissu superiorum (1585).


Edizione delle opere di Seneca curata da Marc-Antoine Muret, fra i massimi studiosi di Seneca del '500, uscita postuma a Roma nel 1585.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 14.12.G.20.

Ma furono i numerosi apocrifi, trattatelli e raccolte di sentenze moraleggianti, costituiti in gran parte con massime tratte dai suoi scritti che, pur rigettati dai dotti, godettero di una popolarità immensa anche presso un pubblico di non specialisti.


Incunabolo stampato a Lipsia del De quattuor virtutibus cardinalibus, trattatello di Martino di Braga attribuito a Seneca nel medio evo e nella prima età moderna. Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 70.8.A.18.






Lipsio e le edizioni di Seneca fra '600 e '700

Lipsio e le edizioni di Seneca fra '600 e '700 L'umanista fiammingo Giusto Lipsio reintrodusse attraverso Seneca una conoscenza critica e sistematica dell'intero stoicismo.




Ritratto di Giusto Lipsio dall'edizione del 1615 delle opere filosofiche di Seneca.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 6.8.O.6.

Fu fondamentale la sua edizione (1605) delle opere filosofiche di Seneca, preceduta dalla pubblicazione di tre trattati di introduzione alla filosofia stoica e al pensiero di Seneca.


Senecae imago dalla prima edizione di Lipsio del 1605 delle opere filosofiche di Seneca.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 6.8.O.6.

L'ambizioso progetto di Lipsio era quello di far comprendere Seneca, i cui scritti incitavano e stimolavano al miglioramento di se stessi, non solo ai dotti ma anche a quanti intendevano condurre una vita all'insegna della saggezza e della morale.

L'edizione di Lipsio ottenne così larghi consensi che nel corso della prima metà del '600 fu ristampata quattro volte ad Anversa dall'Officina Plantiniana. A partire dalla seconda edizione il Seneca di Lipsio fu arricchito dalle splendide illustrazioni di Peter Paul Rubens.

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Seneca dall'edizione di Lipsio del 1615 delle opere filosofiche di Seneca.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 6.12.O.27.
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Seneca morente dall'edizione di Lipsio del 1615 delle opere filosofiche di Seneca.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 6.12.O.27.

Della nutrita schiera di iniziative editoriali successive un cospicuo numero, più o meno dichiaratamente, si richiama a Lipsio e alle superbe incisioni tratte dai disegni di Rubens.

La presenza di Seneca nel secolo dei lumi è testimoniata dall'Essai sur la vie de Sénèque di Diderot, che pone il problema del rapporto fra intellettuali e potere in un regime di assolutismo politico.






Le tragedie

Le tragedie di L. A. Seneca, considerato per tutto il Medioevo come filosofo morale e naturalista, furono per la prima volta stampate in Italia nel 1478. Numerose altre edizioni fecero seguito alla prima, così in Italia come negli altri paesi europei, specialmente in Francia, Inghilterra e nell'area culturale tedesca, olandese e fiamminga.




Frontespizio dell'edizione di Leida delle Tragedie (1651). Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 6.19.C.53.

Tale fortuna editoriale provocò, accanto ai primi tentativi di messa in scena di alcune tragedie e ai primi scritti teorici sul genere tragico, lo sviluppo della drammaturgia moderna che vide in Seneca il suo vero padre.

Infatti le dieci tragedie per la loro struttura in cinque atti e quattro cori, per i loro temi, trame e modelli sanguinosi, influenzarono tutto il teatro europeo del Cinquecento, del Seicento fino ai primi anni del Settecento, quando un radicale mutamento del gusto fece cadere nell'oblio Seneca e le sue tragedie.



Frontespizio dell'edizione di Granovius delle Tragedie (1662). Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 1.35.B.12.

Tra i tanti tragediografi debitori verso Seneca si ricordano particolarmente Corneille e Racine in Francia; Mussato, Correr, Giraldi Cinzio, Alfieri, Foscolo in Italia; i tragediografi inglesi dell'età elisabettiana e lo stesso Shakespeare.

Tutti trovarono in Seneca e utilizzarono quei temi che attraversarono tutta la scena tragica europea dell'età moderna; il tiranno sanguinario, la vendetta e l'odio tra fratelli, le macabre e realistiche descrizioni di massacri, l'apparizione dello spettro e la catastrofe finale che aveva la funzione, col suo valore di ammonizione morale, di provocare nello spettatore la purificazione da ogni passione smodata.

Frontespizio dell'edizione di Delft delle Tragedie (1728). Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 1.32.K.21

Alcuni temi e personaggi tragici senecani furono ripresi, dopo l'eclissi del senechismo avvenuta nel Settecento e nell'ottocento, anche in epoca contemporanea.


Nel 1909 G. D'Annunzio scrisse, sulle tracce di Seneca, una Fedra. Nel 1927 T. S. Eliot curò una ristampa delle dieci tragedie tradotte in inglese nel 1581, riconoscendo l'indiscutibile influsso dell'opera drammatica senecana sulla nascita del teatro elisabettiano. Nel 1935 venne rappresentata a Parigi la tragedia Les Cenci di A. Artaud, potente innovatore del teatro contemporaneo, che prese a modello il tiranno Atreo del Thyestes per il crudele personaggio del conte Cenci.

In tempi a noi ancora più vicini, nonostante l'accesa polemica sulla possibilità di rappresentare le tragedie di Seneca, da molti considerate componimenti alla declamazione ed alla semplice lettura in case private, il Thyestes fu messo in scena nel 1953 al Teatro Valle di Roma per la regia di V. Gasmann e L. Squarzina, l'Oedipus all'Old Vic di Londra per la regia di P. Brook nel 1967, la Medea a Parigi nel 1967 per la regia di J. L. Barrault e la Fedra a Roma nel 1969 per la regia di L. Ronconi.

Frontespizio del manoscritto autografo della Fedra di Gabriele D'Annunzio.
Dal fondo dannunziano acquistato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma nel 1997. Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, ARC.21.56/1

Illustrazione di Alfredo De Carolis per la copertina della Fedra di Gabriele D'Annunzio (1909). Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, ARC.21.36/1





Seneca negli antichi cataloghi della BncR

Il fondo Antichi Cataloghi della Biblioteca Nazionale di Roma è un valido strumento per individuare e identificare, sulla base di ex libris e antiche segnature ancora presenti sui volumi, edizioni delle opere di Seneca possedute al momento della compilazione degli stessi cataloghi dalle biblioteche di congregazioni e ordini religiosi confluiti nei fondi della Biblioteca Nazionale in seguito alla legge di soppressione delle corporazioni religiose ( 19 giugno 1873).

Catalogo per materia della Bibliotheca Major del Collegio Romano , vol. 15 dedicato ai Rhetores. Ms. cart. sec. XVIII. Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Ant. Cat. 21/15.

Particolarmente significativi il catalogo per Autore e il catalogo per materia della Biblioteca Major del Collegio Romano della Compagnia di Gesù, nella cui sede si insediò la Biblioteca Nazionale nel 1876, il catalogo per Autore della biblioteca di Santa Maria Maddalena dei Ministri degli Infermi, i cataloghi delle biblioteche dell'Aracoeli e della biblioteca Feliciana del collegio di S. Bonaventura ai SS. XII Apostoli dei Francescani.

Il Collegio Romano dei Gesuiti di Roma da Il nuovo teatro delle fabbriche et edifici,
Roma, G. I. Rossi, 1665, l.I tav.4.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 18.2.F.17.
Catalogo alfabetico per Autore della biblioteca del convento di S. Maria Maddalena. Ms. cart. sec. XIX (1859).
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Ant. Cat. 49/1-2.
Chiesa di S. Maria Maddalena e convento dei PP. Ministri degli Infermi , da G. Vasi, Delle magnificenze di Roma antica e moderna, Roma 1676, l.VII tav. 138.
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 18. 8. C.11/7.




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